Le Balle della LEGA #1

Visto così questo intervento potrebbe sembrare una banale e patetica reazione, contro i ripetuti attacchi che questi signori hanno ormai preso l’abitudine di mandare, a chiunque non possegga nel proprio armadio una “bella”, si fa per dire, camicia verde, e nel proprio cuore la voglia di vestirsi in maschera anche in ricorrenze non da calendario. Il nostro intento invece è semplicemente quello di fare informazione, di raccontare la verità, probabilmente in parte viziata dal nostro punto di vista, ma di certo priva di tutte quelle pretestuose costruzioni, che questi personaggi utilizzano per raccontare la loro visione manipolata della realtà. 
Dopo anni passati a sostenere una serie di governi tra i più immorali e criminali della nostra storia, situazione che ahimè in piccolo si è verificata anche nella nostra Cassano, ora sembrano aver riscoperto il desiderio della santità e la speranza della canonizzazione. Da mirabili riscaldatori di scranni parlamentari nella tanto odiata Roma, si sono trasformati in acuti e preoccupati conoscitori dei problemi economici del nostro Paese. Dopo aver contribuito a distruggere i bilanci statali e locali con falsi federalismi e manovre da ragionieri, pur di nascondere ai cittadini la preoccupante situazione dell’Italia, ora ritornano all’attacco con la solita balla dell’ormai inevitabile Secessione della Padania. Nascondendosi dietro la bandiera della sicurezza hanno fomentato per anni le paure della gente verso le diversità, aumentando di fatto la percezione di insicurezza delle persone. Per almeno 15 anni hanno raccolto i loro voti sfruttando ad arte i maggiori problemi del nostro Paese, quindi non c’è da stupirsi che una volta al “potere” non abbiano mai cercato seriamente di risolverli, pena la perdita della loro leva sull’elettorato.

Sarebbe bello liquidare questi discorsi con la solita frase: “Vabbè sono Leghisti, non si può pretendere più di tanto, in fondo sono solo quattro cafoni ignoranti”, tuttavia sarebbe un errore. Un errore non di concetto, considerato che la frase esprime purtroppo una triste realtà, ma piuttosto di metodo. Il rischio sarebbe infatti quello di sottovalutare alcuni fenomeni preoccupanti che stanno interessando il nostro paese.I periodi storici di maggiore difficoltà sono da sempre terreno fertile per i movimenti che fondano la loro politica, non sulle idee e sulla dialettica, ma piuttosto sulla polemica continua e l’insulto. Il motivo è molto semplice. Oggigiorno una gran quantità di persone, sentendosi ormai abbandonata dalle istituzioni, cerca uno sfogo alla propria rabbia nei confronti di una classe politica, sempre più lontana dalla sua vocazione naturale di rappresentante del popolo. Tuttavia la rabbia e l’indignazione portano a dei risultati concreti solo quando vengono accompagnate da idee e voglia di rimboccarsi le maniche, altrimenti il risultato sono solo parole vuote e prive di significato. Quello che occorre oggi all’Italia non sono urlatori che hanno dimostrato la loro inefficienza politica negli ultimi vent’anni, ma piuttosto amministratori coraggiosi che sappiano traghettarci fuori da questo difficile periodo, con scelte magari impopolari, ma sicuramente coraggiose e lungimiranti. Se riusciremo a non farci trasportare nuovamente da una politica di basso rigore morale e culturale, forse ritroveremo il gusto per la condivisione delle idee e per la sana discussione politica, che è l’unico modo per arrivare a scelte effettuate nel vero interesse dei cittadini.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*